Incredibile ma vero: i pirati che scaricano illegalmente musica da Internet sono anche i maggiori acquirenti di musica digitale (e film) online.Questo è quanto è emerso da una ricerca condotta nel Regno Unito da Demos/Ipsos Media dunque chi scarica musica online illegalmente la acquista anche attraverso i canali legali, arrivando a spendere mensilmente una media di € 36 in più di chi non fa uso di programmi di file sharing.

Quanto svelato dalla ricerca riflette una convinzione comune, ossia che i pirati sono anche i migliori clienti dell'industria musicale, arrivando ad acquistare ciò che illegalmente ha già avuto modo di saggiare tramite le reti peer-to-peer.
L'indagine ha interessato mille intervistati di età compresa tra i 16 e i 50 anni che navigano costantemente su Internet: di questi 1 su 10 ha ammesso di scaricare anche musica protetta dal diritto d'autore
Gli stessi hanno però dichiarato di spendere online fino a £ 77 l'anno (circa € 110) per acquistare legalmente musica e film, superando di ben £ 33 chi ha dichiarato di non effettuare download illegali di musica da Internet.
A questo punto si ribaltano gli assunti dei legislatori e delle case discografiche, arrivando a poter considerare i network di file sharing un potente veicolo di marketing, forse migliore dei servizi che consentono il preascolto di un brano prima di acquistarlo.
Lo sanno bene le case di produzione cinematografica che, nel caso dei film, stanno siglando una serie di accordi proprio con i siti di videosharing, come YouTube e molti altri, e che potrebbe portare ad una rielaborazione del concetto stesso di diritto d'autore.
La stessa cosa sta avvenendo anche nell'industria musicale con una serie di servizi online che consentono il download di musica dietro pagamento di un abbonamento e non esigendo denaro per l'acquisto del singolo brano musicale.
Fonte: The Independent [via CNET News]
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"Nessuna classe tecnologica è definibile 'hi-tech', e la definizione stessa varia con il passare del tempo, cosa che ha portato gli uffici marketing delle varie aziende a descrivere via via praticamente ogni prodotto come high tech"







