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Uno smartphone per la lettura della retina
ospedaleDopo le cover divertenti, quelle luminose per selfie al buio o con batteria incorporata per ricaricare il telefono, arriva la cover che trasforma l'iPhone in un utile strumento per l'ambulatorio di un pediatra o di un oculista: l'oftalmoscopio per l'analisi del fondo dell'occhio. Si chiama D-Eye ed è l'invenzione di Andrea Russo, oculista della clinica Oftalmologica dell'Università di Brescia.

Il Dott. Andrea Russo, oculista e ricercatore presso l’Università di Brescia ha quindi ideato D-EYE con lo scopo di migliorare l’accesso ai servizi di screening per le persone con patologie oftalmiche. Il sistema di screening retinico D-EYE rappresenta un approccio innovativo ed economico per lo screening retinico, ed è inoltre l’unico oftalmoscopio veramente portatile in grado di fotografare digitalmente il fundus dell’occhio, abbastanza piccolo per essere portato dappertutto e senza la necessità di una fonte di energia esterna. Il dispositivo D-EYE si attacca semplicemente allo smartphone.

Home News Varie WhatsApp: dall'Antitrust una multa da 3 milioni di euro per la condivisione dei dati con Facebook

WhatsApp: dall'Antitrust una multa da 3 milioni di euro per la condivisione dei dati con Facebook

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WhatsApp logoE' stato nel 2014 che Facebook ha annunciato quella che si sarebbe rivelata l'acquisizione più costosa portata a termine dal colosso dei social network, quella che per una cifra superiore a 19 miliardi di dollari ha permesso di acquistare WhatsApp, la popolare applicazione di messaggistica istantanea usata da centinaia di milioni di persone su cui Facebook ha deciso di puntare tentando di farla crescere ancora per renderla ancora di più un punto di riferimento nel panorama delle app di comunicazioni presenti sul mercato, un obiettivo che fino ad ora la società è riuscita a perseguire, ma che non ha mancato di suscitare polemiche soprattutto sulle reali motivazioni che potevano spingere Facebook a portare a termine questa acquisizione.

Al tempo Facebook aveva tranquillizzato gli utenti di WhatsApp, confermando che le due piattaforme sarebbero rimaste separate, e così in effetti è stato per i primi tempi, durante i quali l'obiettivo principale è stato quello di far crescere ancora la piattaforma attirando una base di utenti sempre più ampia. Ma la situazione è cambiata nel 2016, quando Facebook ha annunciato l'intenzione di modificare i termini di utilizzo di WhatsApp, confermando la condivisione dei dati degli utenti con Facebook e spingendo gli utenti ad accettare le nuove condizioni d'uso dell'app. Proprio questa pratica ha suscitato il malcontento delle autorità a protezione della privacy degli utenti in Europa, costringendo Facebook a fare marcia indietro e adesso invece arrivano i risultati delle due istruttorie aperte dall'Antitrust italiano, che condannano WhatsApp a pagare una sanzione da 3 milioni di euro.


WhatsApp copy

La questione, come già detto, riguarda le modifiche del trattamento dei dati personali degli utenti annunciato dalla società lo scorso anno, che prevedeva la condivisione delle informazioni con Facebook che, presumibilmente, avrebbe sfruttato questi dati per migliorare la pubblicità mirata agli utenti. In quel periodo l'Autorità garante della privacy aveva deciso di aprire due diverse istruttorie sulla questione, con l'intento di indagare sulla possibile violazione del Codice del Consumo da parte di WhatsApp.

Le due istruttorie, aperte nell'ottobre 2016, si concentrano su aspetti diversi ma, in entrambi i casi, riguardano violazioni al Codice del Consumo. Nel primo caso, l'Antitrust ha effettivamente confermato la violazione nel modo in cui WhatsApp ha convinto i suoi utenti ad accettare le condizioni d'uso, compresa la condivisione dei dati con Facebook, facendo loro credere che altrimenti non avrebbero potuto utilizzare l'app. La seconda istruttoria, invece, ha confermato le pratiche vessatorie di determinate clausole presenti nel contratto d'uso di WhatsApp. In particolare a finire nel mirino dell'antitrust ci sono le clausole che permettono a WhatsApp di interrompere senza preavviso l'uso dell'app agli utenti o di impedirne completamente l'accesso senza dare spiegazioni. Altrettanto vessatoria la clausola che permette a WhatsApp di applicare modifiche contrattuali in qualsiasi momento, anche qualora queste non fossero presenti nei termini del contratto e senza bisogno di svelare le reali motivazioni dietro questa scelta.

Le due istruttorie dell'antitrust sono state chiuse, ed è stata applicata alla società una sanzione da 3 milioni di euro. L'Antitrust ha inoltre imposto a WhatsApp di informare gli utenti della piattaforma delle decisioni prese dall'autorità garante e che un estratto del provvedimento venga pubblicato sul sito ufficiale dell'azienda (nella versione italiana) per alcuni giorni.

Approfondimenti: Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato



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