Google ha chiesto alla Corte Distrettuale di New York di respingere la denuncia di scrittori e editori americani contro Google Books (Google Libri in Italia). Il punto focale della richiesta riguarda la dichiarata volontà del progetto di non proporre la digitalizzazione delle opere come sostituto dei libri in formato cartaceo: al contrario promette maggiore notorietà e diffusione, grazie alla "spinta" data dalla enorme notorietà e diffusione di Google.In termini legalesi, il colosso di Mountain View si appella al cosiddetto “fair use” ovvero l’utilizzo dei contenuti dei libri nei termini di legittimità, ovvero attenendosi a quanto previsto dalle regole sul copyright vigenti negli Stati Uniti. In ballo c'è il futuro dei milioni di libri già digitalizzati, e dei milioni di opere di cui è prevista la digitalizzazione in futuro.

In Europa Google Books ha trovato il modo di accordarsi con le omologhe associazioni di autori ed editori, o con prestigiose biblioteche per poter proseguire la propria attività. Lo scorso anno ha stipulato un accordo con la British Library per digitalizzare 250 mila libri rari della biblioteca (tra il XVII e il XIX secolo), per un totale di oltre 40 milioni di pagine da rendere disponibili gratuitamente online.
Molto più recente, e più precisamente di giugno, è l'accordo siglato in Francia per tamponare una situazione di conflitto tra Google e l'Associazione Francese degli Editori (Syndicat national de l’édition) e l'Associazione Francese degli Autori (Société des gens de lettres).
Il percorso negli Stati Uniti, però, sembra ben più complicato: un precedente accordo con le associazioni statunitensi per 125 milioni di dollari era stato impugnato e reso nullo proprio dalla Corte Distrettuale nel 2011, dallo stesso giudice che ora deve emettere la nuova sentenza, Denny Chin.

Tramite Google Books, oltre 15 milioni di libri liberi da copyright sono integralmente disponibili a tutti per la consultazione. Dei libri protetti da copyright, invece, sono disponibili solamente alcuni estratti, nei termini del "fair use", appunto.
La sentenza del giudice è attesa per ottobre, vedremo, nel frattempo, cosa risponderà la Authors Guild.Approfondimento: Sito web Google Books
Fonte: Reuters
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"Nessuna classe tecnologica è definibile 'hi-tech', e la definizione stessa varia con il passare del tempo, cosa che ha portato gli uffici marketing delle varie aziende a descrivere via via praticamente ogni prodotto come high tech"










